

COS'E' L'EPILESSIA
La parola Epilessia deriva dal verbo greco "epilambanein" che significa "essere sopraffatti, essere colti di sorpresa".
L'EPILESSIA E' UNA MALATTIA NEUROLOGICA E LA CRISI EPILETTICA E' DOVUTA AD UN DISTURBO DOVUTO
AD UNA SCARICA DI IMPULSI ELETTRICI SCORRETTI
E NON CONTROLLATI NEI CIRCUITI DI UNA PARTE O DI TUTTO IL CERVELLO.
Si va da crisi che interessano una parte del corpo (un braccio, una gamba ecc.) a quelle che disturba- no una funzione (visiva, uditiva ecc.) con o senza rottura del contatto con l'ambiente, fino a crisi generalizzate a tutto il corpo, con perdita della coscienza e convulsioni.
La malattia è stata frequentemente documentata sin dai tempi antichi, in diverse parti del mondo ed in culture mediche diverse, a causa delle sue improvvise e drammatiche crisi.
In generale le epilessie sono caratterizzate dal ripetersi, ad intervalli più o meno lunghi, di crisi epilettiche che si manifestano con caratteristiche molto diverse da persona a persona.
Le persone che soffrivano di epilessia furono di volta in volta considerate "prescelte" o "possedute" a seconda della prevalente credenza popolare. Ciò influenzò in modo così radicato la cura ed il comportamento della società nei confronti delle persone con epilessia che, ancora oggi, malgrado i significativi progressi clinici e terapeutici dell'ultimo secolo, attorno a chi soffre di epilessia ed alla loro malattia, continuano a sopravvivere vecchi pregiudizi e e luoghi comuni.
Tutto questo, nonostante la storia fornisca molti esempi di grandi personaggi della storia affetti da epilessia che hanno ottenuto significativi risultati nella vita: Alessandro Magno, Pietro il Grande, Giulio Cesare, Richelieu, Carlo V, Giovanna D'Arco, Napoleone, Haendel, Berlioz, Flaubert, Petrarca, Byron, Van Gogh, Dostoevsky, Gershwin.
A fronte di questa "malattia sociale", riconosciuta come tale sin dal 1965, che si manifesta con una ampia gradazione di disturbi (esattamente come tanti altri tipi di malattie), tutte le persone che ne sono affette devono purtroppo far fronte ad una serie aggiuntiva di problemi e di difficoltà che derivano dalle "pregiudiziali dello stigma", ovvero, dalla connotazione sociale negativa conferita all'epilessia dalla cultura e dalle tradizioni.
In questo stigma predominano paura e malintesi che sfociano in vera e propria discriminazione e conseguentemente in emarginazione o, peggio ancora, in auto-emarginazione degli epilettici.
Generalmente chi parla di epilessia non fa quasi mai la distinzione tra i soggetti da epilessia "abili" e quelli a cui la scienza medica e la legislazione vigente assegnano vari gradi di disabilità.
Bisogna a questo riguardo fornire una corretta informazione a tutti, per non commettere una ingiustizia nei confronti della stragrande maggioranza delle persone con epilessia.